Youssef Barsom è morto a 18 anni, bruciato in cella a San Vittore, un “nostro” ragazzo. Dico “nostro” non solo perché è stato in comunità minori, ma anche perché abbiamo provato più volte a continuare ad accoglierlo anche quando se ne andava a Milano finendo nei guai che gli hanno fatto varcare la soglia di quell’inferno che è oggi San Vittore. Ci abbiamo provato ad accoglierlo anche a Tirano, dato che Youssef aveva dei problemi importanti di sofferenza psichica, ma la sua ansia di fuga appariva in certi momenti incontenibile. Una fuga nel mondo che è diventata fuga dal mondo. Era un ragazzo affettuoso e sensibile. Ricordo i suoi abbracci intensi, che chiedevano protezione e tenerezza. E il suo sguardo, pieno di un sorriso malinconico. La sua sofferenza era emotivamente comprensibile, razionalmente imperscrutabile. Youssef è stato uno dei ragazzi a cui abbiamo voluto più bene, un bene autentico, perché nel vederlo perdersi ci sentivamo persi anche noi. Ed è morto a 18 anni, in un carcere bolgia, sovraffollato e pieno di sofferenza mentale. Il dolore che chi l’ha conosciuto sta provando è pari all’affetto che abbiamo provato e proviamo per lui, ma soprattutto all’affetto che lui ci ha donato. (Cecco)
Dopo la tragica morte del diciottenne Youssef Mokhtar Loka Barsom, diversi cittadini milanesi, che a vario titolo si interessano di carcere, insieme ad associazioni e a realtà del terzo settore, hanno sentito l’esigenza di organizzare una *commemorazione laica*, aperta alla cittadinanza, per salutare Youssef.
L’iniziativa si terrà *venerdì 20 settembre*, dalle *18:30*, presso il *CAM Garibaldi* a Milano in *Corso Garibaldi 27* (fermata Lanza mm2).